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Epilessia, per curarla solo farmaci costosi

Nessun vincolo di legge sul principio attivo
La Commissione Salute del Senato ha specificato che, in caso di malattie croniche e terapie già avviate, il medico possa prescrivere anche il farmaco "brand" (cioè quello "famoso") con la dicitura "non sostituibile". Non solo: ma l'Agenzia per il Farmaco (Aifa)  ha diramato una raccomandazione in cui si dice che i pazienti già in terapia con medicinali che garantiscono il controllo delle crisi non devono cambiare

farmaci epilessia

TORINO - "Ogni scatola di medicinale per curare mio figlio costa 50 euro. Così non ce la posso fare, è ingiusto che chi ha una malattia cronica debba sostenere il costo della cura". La signora Orietta Basso vive a Torino, ha quattro figli, uno dei quali gravemente disabile e affetto da epilessia. Da una settimana sta lottando con le farmacie torinesi perché non vogliono darle il medicinale con cui da tempo viene curato il figlio. Il ragazzo è in terapia con il Keppra che, insieme al Topomax- un altro medicinale molto utilizzato in caso di epilessia  -  è di recente entrato nelle cosiddette "liste di trasparenza". Quindi, possono e devono - in genere - essere sostituiti con i farmaci equivalenti. Tanto più che proprio a agosto sono entrate in vigore le nuove norme sulla prescrizione dei farmaci, una delle costole della spending review del Commissario Bondi. Per far sì che anche in Italia - come nel resto d'Europa - i farmaci generici prendano finalmente il volo, è stato imposto che il medico non possa più scrivere sulla ricetta il nome del farmaco, ma solo il principio attivo.


L'emendamento lungimirante. Ma la Commissione Salute del Senato è stata lungimirante e nell'emendamento che apre la strada ai generici ha specificato che, in caso di malattie croniche e di terapie già avviate, il medico possa prescrivere anche il farmaco "brand" (cioè quello con il nome "famoso") con la dicitura "non sostituibile". E non solo: appena il Keppra e il Topomax sono entrati nelle liste di trasparenza, l'Agenzia per il Farmaco (Aifa)  ha diramato una raccomandazione in cui si dice che i pazienti già in terapia con questi due medicinali e che hanno raggiunto un controllo delle crisi totale e parziale, non devono cambiare. Insomma, non ci dovrebbero essere problemi: chi si cura con Keppra e Topomax non deve accollarsi la spesa del farmaco "brand". E' una questione di sicurezza.



Ma non funziona così. E il problema sono le Regioni. Con le casse vuote, i piani di rientro sono come la campagna di Russia. E così capita - come è accaduto in Piemonte - che alle farmacie arrivi una lettera di Federfarma in cui si avverte che non sarà più possibile dare quei medicinali gratuitamente. Scrive Federfarma: "Il settore Farmaceutico dell'Assessorato alla Sanità ha contattato per le vie brevi Federfarma per segnalare che - fino a nuove disposizione e nonostante il forte richiamo dell'Aifa - gli assistiti a cui vengono dispensati medicinali a base di Levetiracetam e Topriamato (rispettivamente i principi attivi di Kepra e Topamax, ndr) di prezzo superiore a quello di riferimento sono tenuti al pagamento della differenza di prezzo". La lettera risale al 19 settembre, ben prima della visita della Guardia di Finanza e dello scandalo che sembra lambire anche la regione Piemonte sulle "spese pazze" della politica. 


Gli epilettici pagano di più. Se per i politici i rimborsi sono assicurati, per i pazienti no. E Federfarma specifica: "La maggior parte degli assistiti epilettici in cura con questi medicinali sarà quindi costretta a corrispondere quote particolarmente elevate, da 50 euro nel caso del Keppra e fino a 100 euro nel caso del Topamax". Proprio quello che è accaduto alla signora Basso: "Ho provato a far scrivere 'non sostituibilè sulla ricetta, come prevede la legge, ma non c'è stato nulla da fare. Il farmacista alla fine mi ha dato due scatole gratuitamente, ma solo perché ho molto insistito".



Insomma, un favore. Ma il caso non è solo quello torinese, come racconta il professor Roberto Michelucci, primario di neurologia presso l'ospedale Bellaria di Bologna e presidente della Lice, la Lega italiana contro l'epilessia: "Purtroppo arrivano segnalazioni da tutta Italia, e siamo molto preoccupati. Chiediamo alle Regioni di tenere conto della raccomandazione dell'Aifa. Da quello che ci risulta, finora solo alcune regioni hanno trovato soluzioni adeguate. Sono mezzo milione le persone affette da questa patologia, non tutte si curano con questi farmaci. Non può trattarsi di una spesa insostenibile!".



La differenza tra un farmaco brand e un generico. Ma come mai un generico non può essere utilizzato al posto di uno farmaco brand? Non sono uguali? "Certamente si tratta di farmaci equivalenti, e d'ora in poi tutti i medici che si occupano di epilessia inizieranno le terapie con i farmaci generici - spiega il professor Michelucci - Ma essi possono contenere un principio attivo con dose superiore o inferiore a quello del farmaco 'brand' del 20%. Ecco perché chi ha iniziato una terapia non può interromperla e cambiarla 'in corsa'. Potrebbe essere molto pericoloso: le crisi epilettiche possono colpire la persona in qualunque momento, mentre lavora, mentre guida. Non si tratta di cose con cui si può scherzare".

 

Articolo di CINZIA CUBINI da "Repubblica.it"

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